Missione

La Rete non combatte nessuno, neanche il male perché quanto più lo contrastiamo tanto più lo alimentiamo facendo del “male” solo a noi stessi. Combattere il male significa cercare di fargli del “male”, e noi non siamo attrezzati per farlo, non ne abbiamo le attitudini e quindi saremmo perdenti. E anche qualora, per qualche fortuita coincidenza, riuscissimo a farlo, non servirebbe a nulla se non avessimo costruito un sistema virtuoso da sostituire al vecchio, in quanto il male in breve tempo si riaffermerebbe come è sempre successo in tutte le rivoluzioni. Veri momenti di prosperità e di pace ci sono stati solo con l’avvento di grandi e saggi condottieri. Bisognerebbe non lasciare alla casualità che persone illuminate possano guidarci. Perciò non conviene distruggere se prima non sappiamo come ricostruire. Altrimenti sarà solo un tentativo di smuovere le cose senza sapere in che direzione andare e quindi facilmente il male prenderà di nuovo il sopravvento. Se dopo che saremo eventualmente riusciti a distruggere questo sistema insano non saremo anche già pronti con un progetto di ricostruzione sano, sarà tutto inutile in quanto dove manca il bene attecchisce subito il male, spesso anche in una forma peggiore della precedente, così come i batteri che si trasformano in forme più aggressive e sempre più resistenti agli antibiotici. E quindi ( forse?) è meglio tenersi ciò che si ha finchè non si sa come sostituirlo o dove andare.
Noi “buoni” riusciamo a fare il male solo come reazione emotiva ad un insulto. Non siamo in grado di mantenere nel tempo tale azione, di programmarla e pianificarla in modo razionale perché siamo stati progettati per fare il bene e non il male. E il bene tanto più va progettato e pianificato perché il bene, più del male, ha bisogno di essere costruito con pazienza e tempo. Non può essere affidato al caso e all’emotività. Fare il male è più facile, così come è più facile distruggere che costruire. La Rete non cerca di distruggere gli altri bensì costruisce sé stessa e il bene.
Anche perché più noi cerchiamo di contrastare il male più il male può gestire e manipolare contro di noi proprio le nostre buone intenzioni in quanto è più facile farci credere che lui ha gli strumenti che soddisfano le nostre istanze se noi stessi siamo propensi a sperare di poterlo vincere.
Bisogna riequilibrare bene e male, entrambi sono squilibrati ed hanno dei limiti, ma il male non può riequilibrare sé stesso, perché non ne possiede l’intenzione; solo il bene può farlo. Quindi è il bene che deve cambiare sé stesso e non pretendere che possa farlo il male. Ci arrabbiamo quando vediamo l’ingiustizia ma non vogliamo intervenire in politica, pretendiamo e crediamo che possa farlo il male, perché chi ci ha portato in questa situazione non può che essere il male. C’è dunque un’incoerenza che si sana solo sapendo che in realtà non è tanto l’ingiustizia in sé che ci irrita quanto il sapere inconsciamente che non stiamo facendo il nostro dovere, sentiamo che il nostro ruolo ci viene derubato, siamo defraudati del nostro ruolo e forse ci sentiamo anche in colpa. Vorremmo recuperarlo, vorremmo inconsciamente essere reintegrati nel nostro ruolo e diamo la colpa al male, ma purtroppo la “causa” è nostra e dunque noi soli possiamo essere in grado di reintegrarci . Quindi è un potere che noi abbiamo.
Agli albori dell’umanità la giustizia seguiva la legge del più forte, della selezione naturale. Man mano si è cercato di affrancarci da questa legge per creare noi uomini delle leggi più “umane”: sia più giuste che più convenienti, nel senso che è giusto da un lato che ciascuno possa manifestare e realizzare le proprie qualità e che esistono qualità diverse, non solo la forza fisica, ma che inoltre, proprio queste qualità diverse, potevano essere un vantaggio per tutta la società. Così abbiamo provato a creare delle leggi e un sistema educativo che non lasciasse tutto al caso ma che permettesse di sviluppare le potenzialità di ognuno affinché possa poi esprimerle per il beneficio di tutti mettendole al servizio della comunità. Ultimamente sembra che ci sia un regresso, una nuova fase di imbarbarimento: si crede che sia giusto lasciare fare al caso e quindi non prevedere nessuna fase educativa e preventiva sulla base di un errato concetto che se una persona raggiunge dei risultati vuol dire che se li merita e se non li raggiunge è colpa sua. Senza accorgersi del pericolo a cui un simile pensiero può portare, infatti In questo modo si può giustificare tutto, ogni ingiustizia, ogni abuso, malattia, povertà, ecc e quindi anche la non necessità della solidarietà che invece è stata la causa della sopravivenza ed espansione del genere umano. Il problema è che anche la solidarietà va fatta con razionalità e non con emotività. Ma questo è un altro e lungo discorso che approfondirò in un altro articolo. Comunque questa modalità di pensiero è sicuramente un regresso verso l’animalità, infatti, gli animali non hanno bisogno di regole scritte perché hanno delle regole genetiche che da un lato permettono loro di essere già “educati”, dall’altro però non sono modificabili e quindi adattabili alla situazione. Solo gli uomini possono evolvere e modificare le regole interiori e il carattere. Proprio perciò necessitano di un percorso educativo per la formazione di sé stessi, cioè per la crescita interiore del singolo e della società. Esempio di regressione causato da quel pensiero distorto è rappresentato dai vari reality, dai talk show e da altre trasmissioni simili in quanto ricalcano le modalità del reality, cioè la possibilità di giudicarsi a vicenda ed offendersi senza alcuna regola e censura, considerando ciò come indice di maggiore libertà e civiltà, quando invece la prima regola, dettata sia da Dio che, adesso, dagli psicologi, è di non giudicare.

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