Razzismo e dintorni

 

  • Leggo vari commenti sciocchi. Il razzismo non è quasi mai un’idea preconcetta delle persone: se fossero arrivati dall’Africa professori universitari e esperti nelle nuove tecnologie tutti li avrebbero accorti a braccia aperte senza guardare il colore della pelle. Ma quando quelli che arrivano non sanno fare nulla e per sopravvivere devono rubare o spacciare, o quando da dove vengono è normare stuprare e ammazzare e quindi lo fanno anche qui, è molto facile che tutti quelli che si trovano nello stesso quartiere e devono sopportarli diventino razzisti, indipendentemente dal credo politico. Salvo ovviamente i delinquenti e i mafiosi, che vedono in questo scenario la possibilità di assumere “manodopera da qualificare” … Chi non capisce questi concetti molto semplici è veramente ottuso. Ricordo anche che nelle carceri ci sono il 30% di immigrati, contro nemmeno il 10% nella popolazione. Questo è come avere una guerriglia in corso, anche se molti preferiscono chiudere gli occhi.

 

IL BENALTRISMO MALATTIA SENILE DEL SINISTRISMO, DI ROBERTO DI GIUSEPPE

IL BENALTRISMO MALATTIA SENILE DEL SINISTRISMO

Qualsiasi cosa va bene pur di evitare di fare i conti con ciò che la realtà ci impone di vedere. Un personaggio che in effetti la Rivoluzione l’ha fatta davvero, un certo Vladimir Ilic Lenin, parlava di “Prassi – Teoria – Prassi”, ovvero partire dal dato di realtà, esplorarlo, capirlo, senza fingere di non vedere ciò che non ci piace, elaborare una necessaria riflessione teorica adatta ad intraprendere un percorso di trasformazione ed infine misurare il pensiero sul campo reale per verificarne gli effetti. Tanto per esemplificare, allo scoppio della Prima guerra mondiale, mentre i socialisti europei (la Sinistra sinistrata di quei tempi) predicando la pace senza se e senza ma, finivano per votare i crediti di guerra delle rispettive nazioni (ad eccezione di quelli italiani che si erano rifugiati nella formula ancora più ipocrita del “nè aderire, nè sabotare”), Lenin parlava di trasformare la guerra da imperialista in guerra civile. Da rivoluzionario, non si poneva, nè poteva porsi, il tema dei lutti e delle sofferenze terribili che la guerra avrebbe inevitabilmente comportato, ma quello del potenziale di radicale rivolgimento che quel drammatico evento portava con sè
Ma in effetti Lenin non era di “sinistra”, era un comunista bolscevico… una bella differenza!
Un benaltrista oggi lo definirebbe certamente un cinico senza cuore nè umanità.
D’altra parte Lenin quando parlò di pace separata con la Germania, non lo fece certo per spirito pacifista, ma per poter combattere su un solo fronte contro i bianchi controrivoluzionari.
Un benaltrista dei nostri direbbe che prima di combattere i “bianchi” c’era BEN ALTRO! C’era prima da combattere contro i tedeschi (in solidarietà coi liberi alleati delle democrazie europee e americana) e poi pensare alla “giusta e sacrosanta” rivoluzione (cose che appunto dicevano i sinistri russi nel 1917 e avevano detto quelli europei nel 1914). Nel frattempo vai con le belle canzoni e con le infinite citazioni… quelle si son cose che cambiano il mondo…
Nel suo mirabile film del 1966, “La Battaglia di Algeri”, il regista Gillo Pontecorvo, mostra chiaramente che l’FNL, il Fronte Nazionale di Liberazione algerino, prima di cominciare lo scontro con i francesi in città, si preoccupò di eliminare tutta una serie di figure presenti nella Casbah, il quartiere arabo di Algeri. Erano, spacciatori, sfruttatori di prostitute ed anche mendicanti. Tutti dovevano sparire, cambiare attività e sottomettersi all’autorità del Fronte, oppure morire. Si trattava in fondo di piccole entità, parti anch’esse del popolo algerino, ma erano l’arma con cui le autorità francesi controllavano la Casbah. Spie e veicoli, magari involontari, di corruzione e disorganizzazione. In sostanza un coltello puntato alla schiena di chi si preparava ad uno scontro mortale contro un nemico potente e ferocemente determinato a prevalere.
Un benaltrista contemporaneo cosa direbbe? Direbbe: “Mentre il saggio indica col dito l’imperialismo francese, lo stolto abbaia ai diseredati ed ai piccoli delinquenti della Casbah!” Un vero Progressista, Democratico, Obamiano, Canzonettista, Citazionista, Vignettista!
Trasposto all’oggi la musichetta resta sempre la stessa: “Invece che ai migranti guarda alle multinazionali… invece che ai rom che rubano guarda a quanto ti rubano le banche…” e via cantando. I benaltristi sinistrati non vedono, ma io comincio a pensare che soprattutto NON VOGLIONO VEDERE che i copertoni bruciati che intossicano un intero quartiere senza che nessuna autorità muova un dito, la ladruncola che ti fotte il portafoglio in metropolitana e che non può essere arrestata perchè minorenne, gli spacciatori bianchi o neri che occupano impuniti parchi e piazze, i ladri che ti entrano in casa e ti fanno sentire come stuprato, magari due o tre volte a distanza ravvicinata, i senza tetto che bivaccano nei giardini pubblici o che lordano di feci e urina un parco giochi per bambini (tutte cose comuni che conosciamo benissimo), sono ferite sanguinose nel corpo sociale, lo spezzano e lo disgregano, lo respingono verso il degrado ed IMPEDISCONO DI FATTO la possibilità di aggregare attenzione ed azione contro i veri dominanti. Sono sabbia negli occhi che non uccide ma acceca ed impedisce di vedere le minacce più grandi.
Senza bisogno di scomodare concetti rivoluzionari, basta vedere che quei paesi, anche extra europei, in cui l’attenzione dell’opinione pubblica ai propri diritti nei confronti dei dominanti è più alta ed efficace, sono proprio quelli dove queste continue microfratture sociali sono mal tollerate e ridotte al minimo.
Una sinistra che non fosse stata sinistrata, meno arrogante e parolaia, meno inutilmente innamorata di se stessa e delle proprie canzonette, avrebbe affrontato per tempo questi temi proprio perchè cosciente della loro decisività nella lotta contro i dominanti.
Ma la sinistra è vecchia, è muffa, è anchilosata e residuale. Era già morente nel 1914 e nel ‘17, ma ha finto di ringiovanirsi sull’onda lunga delle rivoluzioni comuniste ed ora che quell’immane lotta ha avuto il suo epilogo, ecco che riemerge il cattivo odore. Ai voglia a tentare di coprirlo con le vignette e le citazioni pescate qua e là.
E’ il Benaltrismo, malattia senile del Sinistrismo.

Omosessuali, Barbara D’Urso vs Ministro Fontana

Riporto solo alcuni commenti che sento in sintonia col mio pensiero:
Ma basta ha detto la sacrosanta verità per legge non esistono e appena uno esterna un pensiero che non sia a favore dei Gay subito viene attaccato,peggio che se avesse ucciso.
Omosessuali per me potete fare quallo che volete fra di voi,ma se vi volete sentire integrati è ora di non trasformare dichiarazioni neutre come atti di guerra.
 Ah bhè… Se è contraria la D’Urso, il ministro Fontana si cagherà nelle mutande dalla paura! Ahahahahah….. Ma approfondiamo il concetto in questione… La famiglia è qualsiasi tipo di amore? Bene! Quindi, una persona che vive con un cane e/o con un gatto è una famiglia, giusto? Provano amore l’uno verso l’altro! Ed un uomo (o una donna) che vive con una bambola gonfiabile? Dovrebbe essere considerata una famiglia se usiamo il “metro D’Urso”! Fin dove vogliamo spingerci?
La famiglia è qualsiasi tipo d’amore…Quindi un pedofilo è un buon papà. Ma basta con ste arruffabudelle alla D’Urso.
Anche un prato senza fiori è un prato…ma di erbacce e senza profumo

Dalai Lama

Abbiamo case più grandi e famiglie più piccole; più comodità, ma meno tempo; più lauree, ma meno buon senso; più conoscenza, ma meno giudizio; più esperti, ma più problemi; più medicine, ma meno salute. Abbiamo fatto tutta la strada fino alla luna e indietro, ma abbiamo problemi ad attraversare la strada per incontrare il nuovo vicino. Costruiamo più computer per contenere più informazioni e produrre più copie che mai, ma abbiamo meno comunicazione. Siamo migliorati sulla quantità, ma peggiorati sulla qualità. Questi sono i tempi dei fast-food e della digestione lenta; dei grandi uomini, ma dai piccoli caratteri; profitti veloci, ma relazioni di poco valore. E’ un tempo in cui c’è molto fuori dalla finestra, ma poco nella stanza

Dalai Lama

Ravenna, 18enne violentata e filmata con smartphone: 2 arresti

 

  • Notate che le ragazze non commentano? Perché subiscono il lavaggio del cervello delle femministe che sono pro immigrazione. Si è scoperto che alcune femministe mettevano a tacere i crimini sessuali commessi da immigrati. La verità è che dietro al movimento femminista c’è Open Society Foundations di Soros, che per strana coincidenza finanzia le ONG degli Sbarchi, Finanzia iniziative pro immigrati e finanzia anche movimenti gay e femministi. Perché? Perché con la scusa dell’anti razzismo, omofobia, ecc vogliono che il popolo italiano subisca passivamente la sostituzione etnica. E le donne si bevono la storia delle femministe. Quanto vorrei che le donne aprissero gli occhi su cosa è davvero il femminismo oggi! Come le volontarie a Calais che facevano orge di sesso con i migranti. Spero qualche donna mi legga ed apra gli occhi. Un abbraccio!

 

Indipendestisti

 

  • Ogni popolo, comunità ha diritto di vivere come desidera, non c’è ONU o costituzione che lo possa impedire, la volontà di una comunità o di un popolo è quella che conta. Questi problemi sono tutti risolvibili con diplomazia e dialogo , altrimenti c’è solo repressione e violenza.

 

Non può esistere il reato di opinione in una democrazia

Fonte: Massimo Fini
Ero partito per le vacanze (in Corsica, “il luogo più vicino più lontano
dall’Occidente” come lo definisco) inseguito fin sulle scalette del
ferry dalle furibonde polemiche accese dalla ‘legge Fiano’ che vuole
introdurre il reato di ‘apologia di fascismo’. Noi italiani siamo
specializzati nelle polemiche inutili, quanto feroci, ma ci appassionano
particolarmente quelle catacombali. Ritorno dopo un mese e di quelle
polemiche, per il momento, non c’è più traccia perché la ‘legge Fiano’
non è ancora al vaglio del Parlamento. Ne trovo però una eco in un
episodio, apparentemente marginale, accaduto in un piccolo paese del
milanese, Corsico. L’assessore alle Politiche sociali Pietro Di Mino è
stato costretto a dimettersi per aver fatto sul suo profilo Facebook,
quindi in sede privata, gli auguri di compleanno a Benito Mussolini
nell’anniversario della nascita.
Per altro non è la prima volta che qualcuno viene condannato per
apologia di fascismo anche senza che sia prevista una fattispecie
specifica che contempli questo reato. Nel 2015 sedici ragazzi furono
condannati a un mese di reclusione per aver fatto il saluto romano,
ricorrendo alla legge Scelba del 1952 che vieta la ricostituzione, in
qualsiasi forma, del partito fascista. E numerosissimi sono i casi,
anche se qui siamo fuori dalla sede penale, in cui delle persone sono
state discriminate o ferocemente attaccate per aver pronunciato parole o
fatto gesti che si richiamavano in qualche modo al fascismo.
Matteo Renzi si incazza e mi indica al pubblico ludibrio con nome e
cognome (brutto vizio che, per la verità, appartiene anche ai grillini)
se scrivo che gli italiani sono diventati una massa di ignoranti. È che
con gli italiani bisogna sempre ricominciare tutto da capo. Dal punto e
dalla virgola. Cioè chiarire cose che dovrebbero essere elementari. In
un’autentica democrazia non possono esistere reati di opinione. Anche le
idee che ci paiono più aberranti devono avere diritto di cittadinanza. È
il prezzo che la democrazia paga a se stessa. Se non vuole trasformarsi
in una sorta di teocrazia laica. Il solo discrimine è che nessuna idea,
cattiva o buona che sia, può essere fatta valere con la violenza.
I Codici Penale e di Procedura Penale di Alfredo Rocco, giurista del
regime fascista, erano tecnicamente ineccepibili, prima che la
sciagurata riforma del mio maestro Gian Domenico Pisapia, quell’innesto
malriuscito fra sistema accusatorio e inquisitorio, non ne facesse
scempio. Bastava depurarli dei reati liberticidi propri di una
dittatura. Invece non solo li abbiamo conservati (tutti i reati di
vilipendio alle Istituzioni, alla bandiera, eccetera) ma ne abbiamo
aggiunto degli altri. Abbiamo accennato alla legge Scelba del 1952 che
proibisce e punisce la ricostituzione, in qualsiasi forma, del partito
fascista. All’epoca era comprensibile. Uscivamo da un sanguinoso
conflitto civile e da una vergognosa sconfitta (anche se poi, nel nostro
immaginario autoconsolatorio, l’abbiamo trasformata in una
quasi-vittoria) a cui proprio il fascismo ci aveva portato. C’erano
troppi nervi scoperti. Oggi a 72 anni di distanza da quegli eventi, la
legge Scelba ha perso il suo senso.
Più recentemente se ne sono aggiunte altre, come la legge Mancino del
1993 che punisce con pene severe “chi diffonde in qualsiasi modo idee
fondate sulla superiorità o sull’odio razziale o etnico”. L’odio è un
sentimento, e in quanto tale incomprimibile. Come l’amore. Come la
gelosia. Come l’ira. È la prima volta, che mi risulti, che si cerca di
mettere le manette anche ai sentimenti. Io ho il diritto di odiare chi
mi pare e piace. Ma è ovvio che se gli torco anche solo un capello devo
andare diritto e di filato in gattabuia. Naturalmente è poco
intelligente odiare intere categorie di persone (“Ogni uomo è unico e
irripetibile” è una delle poche cose sensate dette da Papa Wojtila nel
suo disastroso venticinquennio di pontificato) ma bisogna accettare
anche la cretineria umana, altrimenti dovremmo fare piazza pulita (con
apposite leggi) di qualche miliardo di persone, a cominciare da noi stessi.
Quel che non si riesce proprio a far capire è che un principio, se vuole
rimanere tale, non può ammettere deroghe (è il dilemma di Creonte
nell’Antigone di Sofocle). Se lo si scalfisce, anche con le migliori
intenzioni, anche solo marginalmente, si sa da dove si comincia ma non
dove si va a finire. Anzi, lo si sa benissimo. Si finisce con
l’espellere dalla società tutto ciò che è contrario alla ‘communis
opinio’. Cioè proprio nel fascismo. Reale e culturale.

In democrazia tutte le idee sono legittime, anche le più aberranti. Naturalmente finché restano idee e il depositario sia in grado di argomentarle. Ma da questo Toscani non ho mai ascoltato una sola benché minima argomentazione a sostegno di quanto dice né è in grado di recepire o confutare argomentazioni contrarie; è solo capace di ergersi a censore dall’alto di una supposta superiorità morale, intellettuale e culturale che gli deriva evidentemente dall’essersi guadagnato da vivere fotografando donnine più o meno vestite per pubblicizzare prodotti commerciali di qualsiasi tipo.

di Matteo Fais

Io lo capisco, il mondo è una realtà complessa e, di conseguenza, difficile da accettare. Sarebbe bello se tutto fosse come nei cartoni animati, netto e inequivocabile: qui i buoni, di là i cattivi. Qui i progressisti illuminati dalla luce del sol dell’avvenire, tutti con ottime letture alle spalle, ferventi seguaci delle trasmissioni televisive di Fabio Fazio e delle omelie di Papa Eugenio Scalfari; dall’altra i fascio-leghisti rozzi e incolti, ontologicamente impossibilitati a comprendere i romanzi della cinquina finale dello Strega, uno più evasore dell’altro, e certamente votati allo sterminio dei neri. Ahinoi, le cose non sono proprio tanto semplici. La realtà è ricca di sfumature di grigio, rosso, nero e via dicendo. Naturalmente, capisco che per il sinistrato medio, cresciuto in questa logica a metà tra il manicheismo e la filosofia della Disney, sia difficile fare i conti con tanta varietà. Ciò è ben esemplificato dal loro modo di ragionare così tranchant. Vedasi il famoso “o sei per l’accoglienza, o sei un nazista che vorrebbe l’estinzione di chiunque non sia bianco”. Palesemente, qui si tratta di ingenuità, o malafede. Io posso dire “Matteo Fais è uno stronzo”, senza che questo implichi la volontà di eliminarlo. Posso pensare che la ragazza y sia una creatura esecrabile, senza essere maschilista. Invece, nella loro perversione logica, costoro non smettono di ragionare come se non esistessero che due possibilità. Non si tollera il “non sono razzista, ma…”, non è consentito. Invece le cose stanno proprio così! “Non sono razzista, ma non ho niente in comune con quel signore di colore”, “non sono maschilista e non picchio le donne, ma ho cmq il diritto di pensarla in modo diverso dalla capoufficio, anche se appartenente al genere femminile”. È faticoso. SFORZATEVI 😂😂

di Matteo Fais

Il modo migliore per aiutare l’Africa



Il modo migliore per aiutare l’Africa
La siccità in Somalia minaccia la vita di quasi la metà della
popolazione, secondo il Primo Ministro Hassan Ali Khayre. Nell’arco di
due giorni, in una sola regione del paese sono morte di fame almeno 110
persone. Questo mette in evidenza l’enorme bisogno della Somalia e di
altri paesi africani di un aiuto immediato.
Negli ultimi decenni, enormi risorse finanziarie sono state inviate
nella regione. Ciò che è stato realizzato, tuttavia, è oggetto di
controversie visto che quanto è stato raggiunto sembra essere
controproducente per le reali esigenze dell’Africa.
Nonostante i notevoli progressi compiuti nella lotta contro l’HIV/AIDS,
rimangono altri problemi sanitari. Anche se l’epidemia di Ebola è
ampiamente sotto controllo, una nuova epidemia è ancora possibil: i
paesi ora sono meglio preparati per affrontarla, ma probabilmente non
nella misura necessaria.
La tubercolosi è ancora dilagante in Sudafrica, che ha il più alto tasso
di mortalità per questa patologia pro capite del mondo, seguito da
Zimbabwe e Mozambico. Peggio ancora, l’elevato numero di casi resistenti
agli antibiotici in diversi paesi rende la malattia molto più difficile
da trattare.
Ogni minuto nella regione africana muoiono cinque bambini sotto i cinque
anni, due terzi dei quali per cause prevenibili. Infezioni diarroiche e
respiratorie, malaria, morbillo e malnutrizione rappresentano grandi
minacce per la salute dei bambini. La polmonite e la malaria sono le
principali cause di morte sotto i cinque anni d’età. L’interazione tra
denutrizione e infezione può portare ad un circolo vizioso di
peggioramento della malattia e deterioramento dello stato nutrizionale.
I problemi sanitari in Africa non possono essere considerati isolati
dalle realtà socio-politiche e ambientali dei paesi, e richiedono
continua assistenza tecnica e finanziaria estera. Bisogna apportare
sforzi crescenti per estendere l’accesso all’assistenza sanitaria di
base, in particolare nelle zone rurali, accompagnata dalla promozione
della salute, dalla prevenzione delle malattie e dall’educazione
sanitaria. L’esodo incessante di medici e infermieri verso i paesi
industrializzati peggiora solo i problemi sanitari.
Nonostante alcuni progressi nella sfera sociale, rimangono difficoltà
importanti. Una di esse è la significativa disoccupazione, in
particolare tra i giovani. Circa il 70 per cento della popolazione
dell’Africa sub-sahariana ha meno di 30 anni, e il 60 per cento dei
disoccupati è giovane. Sono indispensabili nuove politiche per inserirli
nel mondo del lavoro.
Un primo passo è quello di fornire ai giovani le competenze di base in
modo che possano raggiungere il loro potenziale di guadagno. L’UNESCO e
l’Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO) hanno raccomandato che
i governi, i donatori internazionali e il settore privato sviluppino
politiche integrate per creare posti di lavoro per i giovani e
facilitare la transizione dalla scuola al lavoro.
La povertà nel continente è diffusa e colpisce gran parte della
popolazione. Nel 2010, più di 400 milioni di persone vivevano in
condizioni di estrema povertà in tutta l’Africa sub-sahariana.
Attualmente, una percentuale notevole di donne non ha alcun reddito
significativo. L’espansione del microcredito, insieme a progetti di
sviluppo rurale destinati principalmente alle donne, potrebbe migliorare
in modo significativo la situazione.
L’istruzione è un altro tasto dolente. L’Africa ha il tasso più basso di
bambini nelle scuole primarie di ogni regione. Oltre a significative
disparità di genere, con le ragazze molto indietro rispetto ai ragazzi
nel livello di istruzione, le disparità geografiche tra le aree rurali e
le aree urbane e le disparità economiche tra famiglie a basso reddito e
famiglie ad alto reddito sono significative.
Molti esperti di Africa non credono nell’efficacia degli aiuti. “Il
denaro dai paesi ricchi ha intrappolato molte nazioni africane in un
ciclo di corruzione, rallentamento della crescita economica e povertà.
Interromperne il flusso sarebbe molto più vantaggioso”, ha scritto
Dambisa Moyo, economista internazionale nata in Zambia e autrice con una
vasta conoscenza dell’Africa.
Gli aiuti, tuttavia, possono diventare efficaci nel migliorare il tenore
di vita e l’educazione delle persone. È fondamentale aiutare i paesi
africani a migliorare la struttura governativa prima di fornire loro
assistenza finanziaria. Inoltre, gli aiuti efficaci devono bypassare i
governi corrotti e trovare il modo di aiutare le persone in modi più
diretti, come ad esempio attraverso la comunità e le organizzazioni
religiose.
Nonostante siano state inviate in Africa notevoli quantità di denaro
attraverso l’aiuto bilaterale e internazionale, non vi sono ancora
meccanismi efficaci per monitorare le spese e responsabilizzare i
destinatari. Si tratta di un punto fondamentale, dal momento che la
corruzione è come una pianta infestante che indebolisce il tessuto
sociale e l’energia dei paesi. Inoltre, non ci sono abbastanza modi per
valutare la qualità dei progetti finanziati principalmente da istituti
di credito internazionali e agenzie delle Nazioni Unite.
Gli aiuti per l’Africa dovrebbero mirare a rafforzare la società civile
e le organizzazioni su base comunitaria. I paesi africani hanno bisogno
di migliori condizioni commerciali per i loro prodotti, e di assistenza
tecnica accuratamente pianificata e responsabile. Dotata di una natura
generosa e di lavoratori energici e forti, l’Africa è ancora un
continente di speranza.
*****
Articolo di Cesar Chelala pubblicato su Counterpunch il 17 marzo 2017.

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